Foggia, sabato 21 aprile 2018
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Ust data 18/12/2017

NEWS  

Zone Economiche Speciali, lettera aperta di Cgil, Cisl e Uil di Foggia al Ministro De Vincenti.


“Coinvolgere il nostro territorio in una grande ZES dell’Adriatico meridionale”.

 

In merito al percorso di attivazione, condotto dal Governo, delle Zone Economiche Speciali (Zes), finalizzate adattrarre investimenti attraverso incentivi, agevolazioni fiscali e deroghe normative, Cgil, Cisl e Uil di Foggia hanno inviato una lettera aperta al Ministro per la Coesione Territoriale ed il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti. “Le scriviamo per porre alla Sua attenzione la necessità del nostro territorio di essere coinvolto pienamente – affermano i segretari generali Maurizio Carmeno, Emilio Di Conza e Gianni Ricci - in un progetto che preveda la realizzazione di una Zona Economica Speciale che metta insieme i territori pugliesi che si affacciano sui porti di Brindisi, Monopoli, Bari, Barletta e Manfredonia. Si tratta di un’azione fortemente opportuna – secondo Cgil, Cisl e Uil - al fine di consentire alle nostre aree disagiate di usufruire delle condizioni di vantaggio per incentivare gli investimenti, lo sviluppo e l’occupazione, previste dalla nuova normativa in materia.

Siamo, infatti, fortemente convinti che le recenti misure approvate dal Governo e contenute nel ‘Decreto per il Sud’ – proseguono i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil - possono e devono determinare elementi di crescita anche per le aree economicamente disagiate insistenti nei territori da Foggia e Brindisi. Per quanto attiene alle ZES, quindi, auspichiamo che tale importante misura possa riguardare, non solo l’area di Taranto, ma l’intero territorio pugliese attraverso la valorizzazione della ramificata rete portuale esistente. Obiettivo dev’essere quello di arrivare alla costituzione di una seconda ZES per la Puglia Adriatica e al contestuale stanziamento di risorse finanziarie aggiuntive ad essa specificamente dedicate.

A nostro avviso, è evidente la necessità di una ZES sull’Adriatico, considerato che nei porti transfrontalieri lungo la cosiddetta ‘Via della seta’ sono già operanti Zone economiche speciali in Bulgaria, Croazia e Grecia, oltre che i porti franchi di Trieste e Venezia. Privare l’intero asse adriatico di una ZES – rilevano Cgil, Cisl e Uil - significherebbe penalizzare e mortificare le possibilità di sviluppo della portualità nell’Adriatico meridionale, dove vi sono zone da rilanciare come quelle dei porti di Brindisi e Manfredonia, oltre che di Bari. Allo stesso tempo, una ZES dell’Adriatico meridionale potrebbe rappresentare lo strumento per coinvolgere anche territori disagiati di altre Regioni, come il Molise e la Basilicata, in un progetto di sviluppo, più ampio e condiviso, all’interno del difficile contesto economico del Mezzogiorno”.

Per Cgil, Cisl e Uil di Foggia, “la ZES dell’Adriatico meridionale rappresenterebbe, altresì, uno straordinario facilitatore degli investimenti indirizzati alle progettualità prospettate dal modello di Industria 4.0., fondamentale per una politica di rilancio del sistema industriale del nostro territorio e per coniugare lavoro, salute, sicurezza e progresso tecnologico. Attraverso il protagonismo che si esercita nelle relazioni industriali e nella contrattazione aziendale e territoriale. In questa direzione, Le chiediamo di impegnarsi – concludono Carmeno, Di Conza e Ricci - affinché si possa arrivare alla costituzione di una seconda ZES pugliese per favorire un modello di sviluppo sostenibile che, a partire dalle risorse esistenti del turismo e dell’agricoltura, possa determinare una crescita compatibile ed armonica del nostro territorio”.







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