Foggia, venerdì 22 settembre 2017
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data 15/03/2013

Segretario  

Partecipazione e responsabilità...


Relazione al XVII congresso.

Care amiche delegate e cari amici delegati,
siamo qui riuniti per celebrare il XVII congresso territoriale della Cisl di Foggia. Un appuntamento che per un’organizzazione come la nostra non è un impegno rituale, ma un momento importante, di verifica e di aggiornamento delle linee politiche e organizzative.
Che responsabilizza l’organizzazione nelle sue articolazioni a tutti i livelli, a partire dai posti di lavoro e dal territorio (leghe e USC).
Che coinvolge i soci che danno vita alla Cisl. A coloro che, anno dopo anno, conferiscono la loro fiducia nella nostra Confederazione. Che danno mandato al gruppo dirigente a rappresentarli, a tutelarli, a svolgere l’azione di agenti sociali e di sviluppo.
Il congresso di oggi è stato preceduto dai diciannove congressi di federazione, che a loro volta sono stati anticipati da centinaia di assemblee di base. Un’occasione esaltante per partecipazione, discussione e approfondimento di migliaia di soci sui problemi che affliggono l’economia, la società, il mondo del lavoro. Ma anche per progettare la Cisl che vogliamo. Una Cisl propositiva, motivata, capace di interpretare il presente per affrontare al meglio il cambiamento.
Il congresso è anche il luogo in cui la Cisl definisce le strategie con cui interagire con il mondo istituzionale, politico e sociale.
A tal proposito, voglio ringraziare gli ospiti che ci onorano della loro presenza, che consideriamo non solo come gesto di cortesia, ma come attenzione alle proposte ed alle idee della nostra organizzazione. Ad ognuno di voi rivolgo il mio personale benvenuto ed il saluto dell’intera Cisl di Capitanata.
In questi due giorni abbiamo la grande opportunità di confrontarci e condividere, le linee programmatiche che per i prossimi anni caratterizzeranno l’azione politica ed organizzativa della nostra organizzazione.
E’ questa l’occasione migliore per guardare “dentro” la nostra Cisl, per trovarvi le idee, i valori e le energie necessarie per la spinta propulsiva necessaria per portare speranze e soluzioni possibili tra i lavoratori, i pensionati, i disoccupati, le famiglie. Tra gli uomini e le donne che vivono con sacrificio la pesante condizione di questi tempi. Di anni di crisi finanziaria, economica e sociale che non ha precedenti, che ha messo in ginocchio l’economia della gran parte dei Paesi più evoluti, a partire da quelli occidentali.
Che sta facendo discutere il ruolo di governo della politica dei mercati finanziari e monetari e della necessità di creare un’economia reale oscurata da quella che viene definita “finanza creativa”.
Che sta facendo discutere il ruolo dell’Europa e della BCE. Della necessità di avviare un percorso politico ed economico verso la Federazione degli Stati Uniti d’Europa. Di un’Unione Europea sempre più integrata economicamente e politicamente, in grado di tutelare gli interessi dei Paesi del vecchio continente. In grado di svolgere un ruolo autorevole per gli equilibri internazionali, di salvaguardare e sviluppare, nella globalizzazione, il modello europeo di democrazia e di economica sociale dei mercati, ossia dei fondamentali diritti civili e sociali della nostra civiltà.

LA GLOBALIZZAZIONE
Le esigenze di una governance politica
La globalizzazione economica è stata molto positiva per centinaia di milioni di lavoratori e cittadini dei Paesi in via di sviluppo. La mancanza di un governo politico ha però reso i mercati fortemente instabili, in balia dei poteri finanziari, con gravi problemi tra le aree economiche e con effetti devastanti sui mercati del lavoro dei Paesi industrializzati.
Sia chiaro, la questione non è pro o contro la globalizzazione, ma come regolarla. Ossia sulla necessità di creare una governance globale che ristabilisca il primato della politica, rispetto alla finanza. L’impegno dell’UE in questa direzione avrebbe un grande significato per definire almeno le linee guida e di ordinamento finanziario globale.
In questo scenario gli USA, spinti anche dalla FED, stanno dando un nuovo volto alla globalizzazione, guardando decisamente alla Cina e al resto dell’ASIA. Puntando a raggiungere l’accordo per il mercato unico più grande del mondo che unisce le nazioni di tutto il Pacifico sino all’Oceania (Trans Pacific Act).
L’Europa, invece, continua ad essere una castello economico costruito sulla sabbia. Crollano gli investimenti e la BCE, creata sul modello della Bundesbank, ha un ruolo limitato per opporsi alle tendenze deflazionistiche. Manca quindi una banca federale per un continente federale, capace di agire per governare i diversi tassi di produttività e i diversi deficit commerciali e contrastare la speculazione finanziaria sui debiti sovrani.
I Paesi europei, tra cui l’Italia, in questa fase di grave recessione hanno un disperato bisogno di crescita ed equità e questo fa emergere con forza la necessità e l’urgenza della riforma dell’Europa come Unione.
L’Europa non può essere solo il Fiscal Compact, i cui vincoli vanno comunque rispettati con rigore dagli stati nazionali. Così come in una situazione tanto drammatica sul piano economico e sociale, la crescita non può essere affidata solo a riforme strutturali a costo zero, pur necessarie come: le liberalizzazioni, le deregolazioni, le semplificazioni. Provvedimenti più o meno incisivi e comunque dagli esiti incerti nel tempo. Se gli Stati nazionali sono impegnati nel rigore, è l’unione Europea che deve intestarsi le politiche della crescita, ad iniziare dal Fondo Europeo per lo Sviluppo (infrastrutture, energia, ambiente, ricerca) e dalla golden rule per gli investimenti nazionali in conto capitale.
Così come l’UE non può restare paralizzata da pretese egemoniche, da micro interessi nazionali e dagli orizzonti elettorali di ciascun Paese (ieri in Italia, domani in Germania …).
Considerato tutto ciò, crediamo sia necessario un forte impulso alla realizzazione nell’area Euro di quattro unioni, così come proposto nel Consiglio europeo dello scorso dicembre, che si affianchino all’unione monetaria, vale a dire: quella fiscale, economica, finanziaria e politica. Riconoscendo sovranità democratica al Parlamento Europeo e per concretizzare l’auspicata Federazione degli Stati Uniti d’Europa.
Solo con questo processo si può invertire la marcia e pensare a un’Europa della crescita e dello sviluppo. L’UE sempre più integrata economicamente e politicamente è l’unica realtà in grado di tutelare gli interessi dei Paesi del nostro continente, di svolgere un ruolo autorevole per gli equilibri internazionali, di salvaguardare e sviluppare, nella globalizzazione, il modello europeo di democrazia e di economia sociale di mercato, cioè dei fondamentali diritti civili e sociali della nostra civiltà.
IL QUADRO ECONOMICO
Internazionale – europeo - italiano
Ad inizio 2013 l’economia internazionale resta in recessione. La BCE prevede una ripresa solo a fine anno, condizionata dalla capacità dei governi di continuare un risanamento equilibrato con la giusta combinazione tra i tagli alla spesa e le tasse.
La crescita negli USA rimane abbastanza sostenuta grazie alla politica monetaria e di bilancio.
Le economie emergenti (Cina, India, Brasile), dopo una frenata sono in fase di ripresa.
L’economia europea d’inizio anno non è positiva. Il PIL della zona euro è in calo rispetto al 2012, così come quello di fiducia delle imprese e delle famiglie. Ad aggravare il quadro c’è il rallentamento dell’economia tedesca
che dal 2011 al 2012 ha perso oltre 2 punti di PIL, passando da un + 3% a un +0,7%.
In Italia la recessione continua. La Banca d’Italia ha confermato la riduzione del PIL al 2,1% nel 2012 e stima una riduzione dell’1% nel 2013. Soltanto alla fine dell’anno prossimo è attesa una ripresa, che dovrebbe riportare a valori leggermente positivi il 2014 con uno 0,7%.
La produzione industriale in un anno è calata del 6,2%, quella nelle costruzioni di quasi il 18%. L’unica fonte di crescita resta la domanda estera. La domanda interna è precipitata sia sul versante dei consumi, sia su quello degli investimenti e le prospettive per il 2013 sono ancora in calo. Così come sono in calo i prestiti bancari al settore privato ed il costo medio d’interesse del finanziamento alle famiglie e alle imprese da parte degli istituti di credito è superiore a quello dei paesi meno colpiti dalla crisi.
Negli ultimi mesi la crisi e il rallentamento dei prezzi petroliferi hanno portato ad un calo dell’inflazione, che dovrebbe rafforzarsi nel 2013, malgrado l’aumento dell’IVA. La Banca d’Italia stima un aumento medio dell’1,8%.
La recessione si è abbattuta pesantemente in negativo sul mercato del lavoro. Crescono gli occupati anziani per effetto della riforma pensionistica, calano di oltre 400 mila i lavoratori a tempo pieno, aumentano i part-time in gran parte involontari, così come i rapporti a termine. Diminuiscono gli apprendisti del 9%. La Cassa Integrazione ha superato il miliardo di ore autorizzate nel 2012. I disoccupati sono aumentati nei primi nove mesi del 2012 di 640 mila unità, pari all’11% in più sullo stesso periodo del 2011, raggiungendo il numero di tre milioni. Complessivamente la disoccupazione nel 2012 risulta essere all’11,2%, quella giovanile supera il 37% e non va meglio per l’occupazione femminile che resta tra le più alte d’Europa. Il Sud è sempre più in emergenza, in cinque anni si sono persi 340 mila posti di lavoro. I più colpiti sono i giovani ed i settori dell’industria e dell’edilizia.
Le famiglie a causa della pressione fiscale e tariffaria, alla mancata rivalutazione delle pensioni, del rinnovo dei contratti pubblici, alla moderazione dei contratti privati, alla crisi occupazionale… stanno riscontrando forti riduzioni del reddito. L’Eurispes ha calcolato che sei famiglie su dieci fanno ricorso ai risparmi per arrivare a fine mese e molte non hanno le risorse necessarie per far fronte alle spese di energia elettrica, di riscaldamento e di cura. Così come sono aumentale le famiglie e le singole persone che si rivolgono ai centri Diocesani. Secondo il rapporto Caritas del 2012, negli ultimi tre anni le casalinghe che hanno chiesto aiuto hanno fatto registrare un +180% e i pensionati un +66%.
In Puglia i dati dei centri della Caritas relativi al 2012 hanno fatto registrare nelle sole province di Brindisi-Lecce-Foggia 80 mila contatti, mentre gli aiuti alimentari di prima necessità distribuiti, sono stati 75 milioni di Kg. Un dato allarmante che dimostra la crisi in tutte le sue sfaccettature e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie, così come denunciato nella conferenza stampa dalla CISL e dalla FNP di Puglia lo scorso 11 gennaio. Perché, come ha richiamato Giulio Colecchia nell’occasione, è proprio sulle famiglie pugliesi che si stanno scaricando i pesi maggiori, le più gravi emergenze e le necessità. Perché quella che stiamo vivendo non è solo la crisi più grave dal dopoguerra, ma è anche la più lunga. La crescita della povertà in Puglia richiede più incisive ed articolate politiche di contenimento attraverso il rafforzamento degli ammortizzatori sociali e di quelli familiari, mentre la disoccupazione ha raggiunto livelli da primato colpendo soprattutto i giovani che in alcuni territori pugliesi supera il 50%. Bene ha fatto la CISL di Puglia ad elaborare una sua “proposta per lo sviluppo” articolata in quattro ambiti:
1) Crescita con l’obiettivo di aumentare il benessere e la protezione sociale;
2) politiche sociali più inclusive e meno dispersive;
3) Ottimizzazione della spesa ( ricordando che i fondi europei per la programmazione 2014-2020 diminuiranno per l’Italia);
4) politiche fiscali (riduzione del carico Irpef per famiglie, pensionati, lavoratori dipendenti e imprese che investono).
Proposte della CISL di Puglia, che riguardano tra l’altro:
I giovani, il sostegno all’apprendistato a cui mancano le linee guida, lo sviluppo ecosostenibile e l’innovazione.
Senza dimenticare il disegno di legge popolare in materia di sicurezza sul lavoro, presentato lo scorso anno, che è passato dalla VI Commissione al Consiglio Regionale e che speriamo sia approvato prima della fine della consiliatura. Così come non possiamo trascurare l’incompiuto riordino della sanità, il taglio alla spesa e la marcia a rilento nei servizi ai cittadini. Denuncia ma soprattutto “proposta di sviluppo” della CISL di Puglia che abbiamo condiviso e che sicuramente rafforzeremo nel corso dei lavori Congressuali.

LE PRIORITA’ DELLA CISL
In un quadro di scelte, di metodi, di valori
Premesso che il principale problema dell’assetto istituzionale italiano si colloca a livello costituzionale e che un processo di riforma strutturale della II parte della costituzione è necessario per ricostruire le condizioni di razionalità del sistema e recuperare il pensiero e i valori dei nostri padri fondatori. Va detto che nel nostro assetto istituzionale decentrato si concentra oltre la metà della spesa pubblica italiana, con sistemi sempre più ingestibili e con conseguenze negative per i cittadini, le famiglie e le imprese in materia d’efficienza, di pressione fiscale e di scarsi servizi. Tra
le principali disfunzioni vi è un’assurda frammentazione delle competenze istituzionali: europea, statale, regionale, provinciale e comunale, con la difficoltà a metterli d’accordo tra loro e producendo costi enormi. Se ci aggiungiamo il pasticciato federalismo all’italiana ci accorgiamo di quanto sia indispensabile intervenire con urgenza, poiché il sistema costituzionale che si è configurato, anziché riordinare e modernizzare il Paese, negli ultimi anni non ha fatto altro che complicare e inceppare il sistema.
Alcuni temi di revisione costituzionale da mettere all’ordine del giorno di questa legislatura sono:
1) La razionalizzazione del decentramento legislativo, da attuare in modo equilibrato e funzionale allo sviluppo e alla semplificazione;
2) La riduzione del numero dei parlamentari e l’introduzione di un Senato federale per permetterne una gestione condivisa ed efficace delle competenze legislative;
3) La soluzione della contrapposizione tra regionalismo e municipalismo, per evitare continui veti incrociati;
4) La definizione delle dimensioni ottimali degli enti territoriali, in modo da superare il localismo e favorire assetti efficienti;
5) Il superamento dell’uniformità, ampliando l’autonomia per chi si è dimostrato virtuoso e riducendola nei casi in cui l’autonomia ha fallito;
6) La revisione della misura di alcuni regimi di specialità, riportando in equilibrio il sistema.
Alla classe politica e di Governo, la CISL pone come obiettivi la necessità di aprire una fase costituente che parte dalla revisione del titolo V sul federalismo, per ristrutturare l’assetto organizzativo dello Stato, delle Regioni, degli Enti Locali. Necessaria per un impegno complessivo di risanamento della spesa pubblica rispetto ai costi della politica, agli sprechi, alla corruzione.
Fase costituente che richiede un grande impegno di responsabilità, che passa da una profonda ed ampia condivisione di una concertazione politica, interistituzionale e sociale. Convinti che nessun partito politico e schieramento è in grado di affrontare da solo gli stravolgimenti istituzionali di questi anni. Risolverli vuol dire trasformare l’Italia, liberarla dalla paralisi dei mille corporativismi, riformare il potere politico e l’assetto istituzionale.

LE POLICHE DEL LAVORO, DI EQUITA’ E DI CRESCITA
Per uscire dalla crisi e creare benessere economico e sociale.
Per lo sviluppo, l’iniziativa dell’Unione Europea è decisiva, ma sui temi come il lavoro, la crescita e l’equità l’Italia deve fare la sua parte.
Senza la crescita e una ripresa occupazionale, soprattutto giovanile, l’Italia non uscirà mai dalla situazione attuale, il debito non sarà sostenibile e saranno necessarie nuove manovre. La tassazione è troppo alta, va oltre il 45% del Pil e oltre il 52% non considerando nel Pil il sommerso. Pertanto è necessario ridurre la pressione fiscale. Un peso fiscale fortemente concentrato sulle imposte del reddito personale e societario e che provoca effetti negativi sui consumi, sugli investimenti e sulla competitività, con effetti estremamente negativi sulla crescita economica.
Quello che serve è una profonda, progressiva ed organica riforma fiscale che: riduca il prelievo fiscale sui redditi da lavoro dipendente e da pensione; che riequilibri il peso tra irpef sui consumi e patrimoni immobiliari e finanziari; che sostenga la famiglia; le imprese che vogliono crescere; che metta ordine nel rapporto tra tassazione nazionale e locale; che recuperi i contributi finanziari e la loro crescita dimensionale; che semplifichi il sistema fiscale.
Con la crescita si risanano i conti si rimettono in moto i consumi, le produzioni e l’occupazione.
Risorse che vanno recuperate: dalla lotta serrata contro il lavoro sommerso, che l’Eurispes calcola in circa 450 Mld di euro per il 2012; dalla lotta all’evasione (120 Mld solo quella fiscale, a cui aggiungere quella previdenziale e dell’iva per complessivi 200 Mld); con l’efficienza dell’agenzia delle entrate, la tracciabilità, le banche dati, il redditometro; dai costi impropri della politica e dagli sprechi istituzionali (più di 10 Mld); dalla lotta alla corruzione (appalti pubblici e sanità contabilizzata in 60 Mld dalla corte dei conti).
Ma anche dall’abbattimento del debito pubblico, che ammonta a poco meno di 2.000 miliardi di euro e dal conseguente recupero degli interessi che costano allo Stato ogni anno più di 80 Mld. Mettendo in campo anche un programma strutturale di valorizzazione e di privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico.
Da qui la ragione per cui non ci convince chi vuole discutere separatamente sulle imposte patrimoniali, sulla modifica o meno dell’iva, sull’abolizione e riforma dell’IMU, che comunque resta iniqua e va cancellata per chi ha una sola casa. Convinti che qualsiasi proposta su di una singola imposta solleva obiezioni e si presta alle strumentalizzazioni. Quello che serve a nostro avviso è una riforma complessiva e organica che risponda agli obiettivi di giustizia e di sana crescita con coerenza.
L’altro tema per la crescita dell’Italia è la necessità di riconfermare la centralità del settore industriale, affrontando i nodi strutturali che ne hanno limitato le potenzialità. Non deve sfuggirci che il nostro è il secondo Paese industriale d’Europa dopo la Germania, ma i dati degli ultimi dieci anni evidenziano un chiaro e preoccupante arretramento. Tutti gli indicatori industriali sono negativi. La produzione industriale si è ridotta dal 2005 ad oggi di oltre venti punti percentuali a fronte di una crescita di dieci punti della Germania.
La priorità è rappresentata dall’innovazione tecnologica. Com’è noto il nostro Paese ha un livello di ricerca ed innovazione largamente inferiore rispetto alla media degli altri Paesi industrializzati. Il cui basso livello di investimenti si ripercuote negativamente sulla capacità competitiva in particolare delle PMI. Con effetti negativi sulla crescita delle retribuzioni dei lavoratori che oggi si attestano tra le più basse d’Europa.
Politiche industriali che devono essere orientate a un nuovo rapporto industria ambiente, allo sviluppo della green economy e delle bio tecnologie, al supporto della crescita dimensionale delle imprese, a un forte e qualificato intervento sul capitale umano, al rafforzamento dei distretti industriali e produttivi, compresa la promozione delle esportazioni, di cui sono un punto di forza assieme al made in Italy.
Occorre inoltre puntare sugli investimenti per le infrastrutture, sia per la loro fondamentale funzione anticiclica, sia per offrire ai territori, come il Mezzogiorno, nuove opportunità. Il tutto con un’azione di coinvolgimento dell’Unione Europea per le risorse.
Così come occorre rimettere al centro, per la competitività del sistema produttivo dell’Italia, il ruolo rilevante dell’innovazione nelle Pubbliche Amministrazioni. La spending review deve essere orientata a colpire gli sprechi, mentre quella del personale deve essere nobilitata in investimenti per accrescere le competenze, aumentare l’efficienza e ridurre gli sprechi.
Una PP.AA. che deve misurarsi, con le esigenze delle imprese e dei cittadini e che aiuti a razionalizzare e a contrastare la spesa pubblica improduttiva, gli sprechi e le sciatterie. Intervenendo sulle competenze professionali e sulle innovazioni tecnologiche ben integrate ed efficienti. Anche da qui la necessità di estendere al settore pubblico l’accordo sulla produttività, la cui efficienza e qualità sono decisive per la crescita economica e la vita sociale. La qualità dei servizi dipende particolarmente dagli impegni dei dipendenti e dall’efficacia della contrattazione aziendale su tutti i fattori della produttività (orari, organizzazione del lavoro, salario, formazione, istituti partecipativi).
L’obiettivo è che il sistema produttivo e il sistema amministrativo devono misurarsi con indicatori di efficienza e di efficacia, rispetto a produttività, competitività, qualità. Occorre creare una moderna coerenza tra modello produttivo e modello amministrativo e gestionale delle PP.AA.
Decisive saranno anche le politiche nel terziario, da quello turistico balneare, a quello paesaggistico, artistico, culturale, enogastronomico.
Così come necessita il rilancio di un settore strategico come quello dell’agricoltura e la qualificazione dell’agroalimentare, che rappresentano risorse strategiche per l’economia e l’occupazione nel Paese.

LE POLITICHE DEL WELFARE
Una grande attenzione per le condizioni degli anziani
Senza dimenticare, ovviamente, la necessità di continuare a garantire l’universalismo del sistema di protezione sociale, che non solo è indispensabile, ma le prestazioni di welfare vanno estese ad ambiti oggi non coperti come quelli della formazione, della riqualificazione della popolazione e dell’integrazione degli immigrati. Il tutto va fatto con una forte capacità d’innovazione, considerando le esigenze di bilancio di spesa.
Premesso che, per noi la strada della partecipazione dei cittadini alla spesa non è quella della privatizzazione, ma è quella della sussidiarietà sociale, va detto che un welfare, a partire dalla sanità, andrebbe sostenuto dalla contrattazione e dalla bilateralità. Un welfare fiscalmente agevolato e che comprenda familiari e pensionati. Che non va concepito come una mera voce di costo, ma come un canale privilegiato per creare crescita, valore economico. Nelle politiche del welfare per la CISL una grande attenzione va rivolta alle politiche degli anziani che in questi anni ha subito un aggravamento dalle politiche del “rigore” che hanno colpito pensioni, trattamenti sociali, servizi socio sanitari. Gli anziani sono le persone delle fasce sociali più colpite dalla povertà, assieme ai bambini e ai giovani. Per dirla in breve, occorre una politica organica.
Rispetto ai redditi da pensione dopo la scadenza del 2013 va ristabilita l’integrale rivalutazione rispetto al costo della vita, e va perseguito un intervento organico sulla riduzione del prelievo fiscale, partendo dalle prime aliquote e con allineamento delle detrazioni a quelle del lavoro dipendente. Condizioni sociali degli anziani che devono essere oggetto di particolare attenzione anche nelle politiche fiscali e tariffarie locali.
Così come è prioritario l’ottenimento di una legge sulla non autosufficienza che renda permanente l’implementazione e l’impiego del relativo fondo finanziario.
Più che nel passato, con la riforma delle pensioni, i lavoratori anziani devono diventare soggetti di specifici interventi di politiche del lavoro con riferimento all’invecchiamento attivo, sia con una formazione continua per sostenere l’allungamento della vita lavorativa, sia nella transizione con i rapporti di metà lavoro e metà pensione. D’altro canto, l’irrigidimento dei requisiti di accesso al pensionamento ha aumentato l’area del disagio sociale con un impatto negativo sull’occupazione. Da qui l’esigenza che poniamo come CISL di reintroduzione di una flessibilità nell’accesso al pensionamento nella logica oggettiva delle condizioni lavorative, settoriali e professionali che ci fanno dedurre che non tutti i lavoratori e le lavoratrici sono uguali. Così come crediamo utile il superamento del problema degli esodati.

LA RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO
In un possibile progetto di crescita e di occupazione
Care amiche e cari amici,
in un possibile progetto di ripresa occupazionale, non è ininfluente la riforma del lavoro e gli eventuali aggiustamenti che come Cisl riteniamo utili per renderla più compiuta ed efficiente. Sapendo che occorre superare gli ostacoli che hanno reso impossibile una riforma più completa.
Ostacoli dovuti ad una forte contrapposizione culturale e ideologica sul fronte politico, istituzionale e sociale. L’aspetto più evidente è stato l’enfatizzazione dell’art. 18, che ha pesato su altri temi come la flessibilità in entrata. Ma anche la presunzione che fosse sufficiente cambiare le regole del lavoro per determinare un miglioramento della situazione occupazionale nel Paese. Poi c’è stata la scarsa propensione alla concertazione sociale del Governo e delle parti sociali a ricercarla. Alla fine il Governo ha mirato a rispondere alle sollecitazioni dell’UE, presentando un quadro accettabile in linea generale ma troppo astratto e lontano dalla realtà effettiva del nostro mercato del lavoro. A partire dall’accesso al lavoro, dove accanto alle scelte sull’apprendistato come contratto prevalente, si sarebbe dovuto fare di più per favorire il reimpiego dei lavoratori cassintegrati e disoccupati e in generale l’inserimento lavorativo delle categorie svantaggiate in particolare, donne, disoccupati di lunga durata e over 50. Così come è stato un errore eliminare il contratto d’inserimento. Sempre in chiave di occupabilità andava valorizzato e potenziato l’utilizzo del part-time e dei contratti di solidarietà (espansivi) nelle diverse modulazioni orarie. Sulla tutela dei licenziamenti individuali, la riforma avrebbe potuto puntare con più decisione su procedure preventive di conciliazione ed arbitrato affidate alle parti, lasciando al percorso giudiziario una funzione di ultima istanza.
Il riassetto degli ammortizzatori sociali, al netto della crisi, va nella giusta direzione cercando di determinare un passaggio da ammortizzatori sociali
di tipo passivo ad una nuova concezione che li leghi maggiormente alle politiche attive del lavoro. Anche su questa materia si sarebbe potuto fare meglio sia perché non ha risolto il rapporto con le regioni, sia perché si sarebbe potuto dare una maggiore solidità ed estensione agli Enti Bilaterali e ai fondi per la protezione dei lavoratori anziani. Così come crediamo sia necessario prevedere una flessibilità in uscita attraverso part-time dei lavoratori anziani (ad esempio negli ultimi 5 anni) a cui poter affiancare un giovane apprendista nel percorso di accesso al lavoro.
Quella delle politiche attive è la parte meno sviluppata di questa riforma. A partire dalla riqualificazione e dal reimpiego dei lavoratori coperti da ammortizzatori sociali, ma anche alla gestione delle politiche di ricollocazione rimettendo insieme la domanda e l’offerta di lavoro. Lo stesso dicasi per le politiche di formazione continua che avrebbero dovuto dare maggiore forza della capacità formativa dei fondi a sostegno dei settori e delle aziende nella riqualificazione dei lavoratori.
Sull’occupazione femminile, pur con qualche positività, riteniamo utile intervenire sul sistema del welfare per favorire la conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro che, se potenziato, contribuirebbe ad eliminare il gap retributivo ed occupazionale delle donne. Per quanto attiene il tema dei giovani, come Cisl abbiamo valutato positivo l’approccio che indica nel contratto a tempo indeterminato la forma contrattuale da privilegiare nell’instaurazione di un rapporto di lavoro, che a nostro avviso resta la migliore forma di ingresso lavorativo per i giovani. Così come siamo d’accordo sulla parte relativa agli immigrati, circa la decisione di facilitare il reinserimento nel mercato del lavoro delle lavoratrici e lavoratori immigrati già presenti sul territorio nazionale che abbiano perso il posto di lavoro e l’allungamento del permesso di soggiorno per attesa occupazionale per un periodo non inferiore a un anno. In definitiva va detto che l’intenzione della CISL non va nella direzione di rimettere in discussione la riforma del mercato del lavoro, ma per gli aggiustamenti da fare vanno privilegiati gli interventi negoziali, da recepire per legge solo successivamente e se necessario.

CONTRATTAZIONE E PRODUTTIVITA’
Per la crescita del salario e della competitività
Accordi negoziali che hanno contraddistinto le Parti Sociali del Paese Italia, in un momento terribile, a sviluppare accordi importanti come la riforma della contrattazione, della rappresentatività e della produttività e competitività.
Riforme a partire da quello sulla contrattazione che ha permesso e permette di rinnovare la stragrande maggioranza dei contratti nazionali nei settori privati in un momento di crisi profonda. Cosa che non è riuscita in altri paesi pur avendo meno problemi economici e sociali dei nostri, come la Germania, la Francia… Contratti che hanno permesso di recuperare il potere d’acquisto rispetto all’inflazione, che hanno dato il via alla contrattazione di secondo livello e che nella stragrande maggioranza dei casi si sono chiusi con un bassissimo conflitto e in alcuni casi nella piena pace sociale.
Così come l’accordo sulla produttività che ha spostato il baricentro della contrattazione di secondo livello aziendale/territoriale per favorire la produttività, valorizzare il lavoro e incrementare i salari. Accordi che hanno portato all’acquisizione della defiscalizzazione e decontribuzione del salario di produttività.
Adesso la nuova sfida è quella della democrazia economica contenuta nella legge di riforma del mercato del lavoro, convinti che è la via maestra per riformare il capitalismo degenerato in un liberismo sfrenato, con l’espansione della finanziarizzazione contro la crescita dell’economia reale,
con una sempre più iniqua distribuzione della ricchezza, con la mortificazione dei valori e della dignità del lavoro.
Come CISL siamo convinti che un nuovo equilibrio tra capitale e lavoro, tra tutele, diritti e opportunità, tra competitività e sviluppo sostenibile sia possibile. Esso dipenderà dall’affermarsi della partecipazione dei lavoratori ai destini dell’impresa, con la contrattazione sulle condizioni di lavoro, la sussidiarietà della bilateralità, il coinvolgimento nella governance e nell’accumulazione. Si tratta di una grande sfida etica e culturale. Si tratta di realizzare un nuovo umanesimo del lavoro, fondato sull’etica della responsabilità e dell’impegno di ogni persona nel proprio lavoro, di ritrovare il senso del lavoro nella sua dimensione individuale e collettiva, il fondamento dell’etica dell’impresa e una nuova coesione sociale.
La riforma delle relazioni sindacali ha questo valore straordinario, è il segno più significativo di una svolta etica, di assunzione di responsabilità e di crescita economica e sociale.

MEZZOGIORNO
Più concertazione per il lavoro e lo sviluppo
Una crescita che non può prescindere dall’economia del Mezzogiorno. Un territorio figlio di politiche sbagliate per responsabilità delle classi dirigenti nazionali e delle regioni meridionali. La scarsa programmazione, l’incertezza dei tempi dei finanziamenti, la difficoltà creata dai patti di stabilità interni e dai pesanti deficit sanitari, hanno negativamente condizionato le possibilità di interventi efficaci per fronteggiare le realtà più critiche e alimentano una situazione diffusa di vera e propria emergenza economica e sociale. Situazione aggravata dal lungo periodo di bassa crescita e dalla crisi profonda di questi ultimi anni. La questione meridionale esiste ed i problemi vanno affrontati non solo nella logica del chiedere di più ma ad una razionale modulazione delle risorse da indirizzare in particolare nei settori delle infrastrutture, dell’occupazione, dell’innovazione e nella lotta all’illegalità. E’ essenziale ottimizzare le risorse e i programmi, rendere effettiva la discontinuità rispetto al passato che ha creato scarso impatto e dispersione della spesa in mille rivoli e dare forza ad alcune linee di intervento per innescare un processo di crescita rappresentato dalla necessità di:
- Dare certezza delle risorse FAS disponibili e dalla loro effettiva possibilità di utilizzazione;
- Rendere spendibili in modo più tempestivo e più fluido i Fondi Europei, attraverso il superamento dei vincoli del patto di stabilità;
- Concentrare l’utilizzo delle risorse FAS e Fondi Europei in pochi interventi di ampia portata su obiettivi che abbiano un impatto immediato sul rilancio dello sviluppo e dell’occupazione. Prestando attenzione alle novità previste nelle linee di intervento e di indirizzo della programmazione, contenute nel documento dei fondi strutturali 2014-2020.
- Realizzare un Protocollo Nazionale per la legalità nel Mezzogiorno specificatamente dedicato al contrasto dell’illegalità in campo economico, negli appalti, nel lavoro irregolare.
Il tutto accompagnato da una concertazione nazionale, attraverso un “patto sociale” sugli obiettivi, le priorità e degli strumenti d’intervento e una concertazione con le singole regioni, per realizzare:
- Misure per lo sviluppo regionale e territoriale (infrastrutture, manutenzione del territorio, reti energetiche, banda larga);
- Azione per lo sviluppo degli interventi a partire dalle crisi industriali e settoriali;
- L’attivazione di politiche del lavoro, dell’istruzione e formazione, del contrasto al lavoro sommerso;
- Interventi efficaci per la qualità e l’efficienza della spesa pubblica con la riorganizzazione della PP. AA., la riduzione dei costi impropri della politica e con la semplificazione dei livelli istituzionali, con il miglioramento della qualità della spesa sanitaria e sociale;
- Protocolli regionali e territoriali sulla legalità in campo economico e sociale.

UN PATTO SOCIALE PER LA CRESCITA
Più coesione sociale per uscire dalla crisi
Quindi più partecipazione e concertazione, per uscire dalla crisi e creare la necessaria coesione sociale. Da qui la richiesta della Cisl di “un patto sociale per la crescita” che impegni tutti a supportare con forza e responsabilità le indicazioni politiche strategiche che interessano il Paese, la Puglia, la Capitanata, la BAT. In considerazione delle difficoltà che stiamo vivendo direttamente come territorio sotto l’aspetto economico, sociale e occupazionale.
Un impegno straordinario necessario per uscire più forti e più coesi da questa fase di difficoltà che interessa tutto il Paese, ma che riguarda soprattutto le aree più deboli come il Mezzogiorno d’Italia, la Puglia e le nostre realtà territoriali, dove siamo agli ultimi posti per occupazione, soprattutto giovanile e femminile. Che unitamente alla forte presenza di illegalità e criminalità, ci relegano agli ultimi posti nelle graduatorie delle province d’Italia per qualità della vita.
Province che sono state toccate in tutti i settori, da quello agricolo, a quello edile, dal terziario a quello industriale. Che vede una significativa difficoltà di aree produttive importanti come quelle di Manfredonia, di Barletta-Andria-Trani ed alla desertificazione del Patto Territoriale di Ascoli-Candela Sant’Agata di Puglia. Situazioni che rischiano il tracollo se non si trovano soluzioni nel breve periodo in considerazione delle scadenze degli ammortizzatori sociali ordinari, straordinari e in deroga, ed
al rischio per molti di non rientrare nel ciclo produttivo. Una sorta di bombe ad orologeria da disinnescare per evitare gravi contraccolpi sul piano sociale di territori già fortemente provati.
Siamo dunque chiamati tutti a riflettere principalmente per mettere al centro dell’agenda politica e istituzionale questo tema che troppo spesso è fuori dalla discussione e dagli impegni, come dimostra anche l’ultima campagna elettorale. Di una politica che invece di applicarsi sui temi reali del Paese e dei nostri territori appare affaccendata in tutt’altro e soprattutto in continue contrapposizioni dentro e fuori gli schieramenti di maggioranza e di opposizione. Detto ciò, non abbiamo la presunzione di insegnare a chicchessia come si fa politica, però lasciateci quantomeno rivendicare nei confronti di chi governa a tutti i livelli e nei confronti della politica in genere, di occuparsi un po’ di più della gente, delle famiglie, dei pensionati, dei lavoratori e delle imprese. Di occuparsi quanto serve dei soggetti della società su cui si scarica la crisi e sui quali aumentano il disagio sociale e le difficoltà. Crisi che si scarica sulle famiglie che molto spesso suppliscono anche alle carenze dello stato in materia sociale e che sono il vero ammortizzatore sociale. Crisi che si scarica pesantemente anche sulle aziende, soprattutto piccole e piccolissime che nei nostri territori sono il 99% del tessuto imprenditoriale. Di imprenditori che ogni giorno devono fare i conti con i mille problemi della burocrazia, dell’accesso al credito, dei servizi e della criminalità. Il lavoro e lo sviluppo non si creano per legge né per decreto, né con le dichiarazioni di principio e molto spesso non bastano neanche le sole risorse finanziarie. Ma si crea mettendo insieme politiche sinergiche di sistema che partono dalla riforma strutturale in materia fiscale che significa aiutare il lavoro, le imprese e rilanciare i consumi. Ma anche dalla necessità di:
- Aiutare le imprese che investono in ricerca e innovazione;
- Sostenere le imprese che assumono giovani, donne e over cinquanta soprattutto nelle aree del sud;
- Incrementare la lotta al sommerso, al lavoro nero che in questa situazione di crisi aumenta a dismisura e toglie ossigeno all’economia reale, offende la dignità dei lavoratori e crea concorrenza sleale tra le imprese;
- Rivisitare il sistema degli appalti che con il massimo ribasso è troppo esposto e favorisce spesso le aziende senza scrupoli, che speculano sulla qualità dell’opera o del servizio, sul costo della manodopera e sulle misure di sicurezza. Da anni chiediamo un’attenzione al sistema degli appalti che rappresenta un forte condizionamento per chi amministra gli EE.LL. e siamo contenti che finalmente, grazie all’impegno del Prefetto di Foggia dott.ssa Luisa Latella, il Consiglio Provinciale ha approvato la delibera che recepisce la normativa nazionale sulla stazione unica degli appalti (SUA). Un organismo di supervisione e di controllo che mette al riparo gli appalti pubblici da possibili infiltrazioni della criminalità organizzata. L’auspicio è che tutti i comuni della nostra provincia, anche quelli con più di 5 mila abitanti, possano aderirvi.
Quindi un buon segnale per questo territorio, che a partire da noi, deve continuare a rivendicare gli strumenti necessari alla creazione delle condizioni necessarie per rendere i nostri territori più soddisfacenti alle aziende presenti e appetibili a quanti vogliono investire. Condizioni che partono dalla necessità di creare un clima costruttivo, di responsabilità e di coesione sociale. Condizioni indispensabili per agganciarci alla ripresa e accompagnare le politiche di risanamento finanziario con quelle di sviluppo a partire dalle infrastrutture.
Ossia da interventi strategici significativi per i territori che rappresentiamo e che richiedono nei prossimi anni impegni di spesa, ma anche uno sforzo
politico che deve vedere impegnati tutti i soggetti politici, istituzionali e sociali a partire da quelli presenti nei territori. Da qui l’appello alla responsabilità, alla coesione sociale se si vogliono raggiungere gli obiettivi per la crescita dei territori di un‘area crocevia tra la Puglia e le Regioni della Basilicata, della Campania e del Molise. Durante periodi di crisi non ci possiamo permettere guerre politiche, istituzionali e sociali, perché è delittuoso. Ma abbiamo bisogno di una sinergia che metta gli interessi territoriali prima di quelli politici e di colore dei partiti. Quindi coesione sociale, che in sociologia è l’insieme dei componenti e dei legami di affinità e solidarietà tra individui o comunità, tesi ad attenuare in senso costruttivo disparità legate a situazioni sociali, economiche, culturali ed etniche. Concetto che nasce dalla visione originale della società dal punto di vista scientifico, secondo cui l’esperienza collettiva non corrisponde alla somma delle esperienze individuali ma alla loro sintesi e come tale risulta sostanzialmente diversa.
Quindi occorre una solida coesione sociale, che richiede quei requisiti necessari a partire dal soddisfacimento di alcune necessità materiali che si possono così sintetizzare:
1) L’occupazione, le infrastrutture materiali e immateriali, la casa, il reddito, la salute e l’educazione;
2) L’ordine e la sicurezza sociale;
3) La presenza di relazioni sociali attive di una rete di scambi di informazioni, di supporto, di solidarietà e di credito;
4) Il coinvolgimento di tutti nella gestione delle istituzioni, che consolida il senso d’identità e di appartenenza a una collettività.
Requisiti indispensabili, che sono gli indicatori fondamentali, per un progresso civile e di crescita delle nostre comunità e danno il senso del nostro impegno e delle iniziative a cui tutti siamo chiamati nelle responsabilità che ciascuno ricopre nel proprio livello di rappresentanza sociale, politica, istituzionale.

PARTECIPAZIONE E CONCERTAZIONE
Per il lavoro ed i servizi sul territorio
Partendo dal lavoro che abbiamo avviato negli ultimi mesi e che ha prodotto i primi risultati, quali:
1) L’istituzione del tavolo di confronto con l’ASL per l’avvio di un’azione sinergica e di monitoraggio in ambito socio-sanitario, che parte dal lento processo di riconversione degli ospedali dismessi di San Marco in Lamis, Monte Sant’Angelo e Torremaggiore, dove era prevista la contestualità. Il che significa immediati servizi essenziali di primo intervento in quei territori. Ma anche la scarsa partecipazione nei Piani Sociali di Zona che non ha permesso l’integrazione socio-sanitaria (ADI) negli otto ambiti territoriali. Tavolo di confronto che ha come obiettivi quello di monitorare i servizi sul territorio, di impegnare l’ASL e informare preventivamente il Sindacato sui processi di decisione che attengono alla qualità della tutela dei cittadini.
2) Il tavolo di concertazione sui Piani Sociali di Zona sottoscritto con l’Ente Provincia e che coinvolge l’ASL di Foggia e i Comuni Capofila degli Ambiti. A cui hanno aderito anche l’Ufficio Scolastico e Italia lavoro che garantiscono i progetti sovra ambito. Tavolo di concertazione che non sostituisce quello sui territori. Che dobbiamo intensificare sempre di più in una logica di vertenzialità territoriale, unitamente agli altri temi come quelli dei servizi e delle tariffe.
3) Così come abbiamo avviato il tavolo di concertazione provinciale per il rilancio dello sviluppo e della coesione sociale. Fortemente richiesto da CGIL-CISL-UIL e che stenta a decollare per la scarsa sensibilità di molti Rappresentanti delle Associazioni Imprenditoriali.

Tavolo che riteniamo importante e che dobbiamo riprendere necessariamente in una logica di politica di concertazione e di coesione di tutti gli attori presenti sul territorio. Per evitare di incappare in ulteriori occasioni mancate come la Diga di Piano dei limiti, l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Alimentare… Che comunque non dobbiamo abbandonare.
Un tavolo di concertazione provinciale per sostenere, insieme le tante potenzialità del territorio a partire dal mondo agricolo, per ricercare soluzioni che lo mettano al riparo dai gravi effetti della crisi economica e finanziaria, che stanno mettendo in ginocchio numerose aziende e a rischio la già debole tenuta occupazionale del sistema produttivo provinciale e regionale. Un settore su cui è incardinata gran parte del modello di sviluppo territoriale che necessita di un’azione unitaria da parte di tutte le organizzazioni sociali e produttive che rappresentano il comparto agro alimentare. Che resta legato alla disponibilità di risorse e reti idriche adeguate e moderne.
Quello dei trasporti, altra leva fondamentale per lo sviluppo, che parte dalla necessità di riaffermare la centralità della stazione ferroviaria di Foggia nel sistema dei trasporti regionale e nazionale. Ma anche una maggiore attenzione da parte di tutte le Istituzioni locali, per contrastare la riduzione dei treni a lunga percorrenza sulla linea adriatica e sulla dorsale tirrenica per Roma e per evitare i rischi di ridimensionamento dei trasporti pubblici locali, a seguito dei tagli alle risorse da parte del Governo Nazionale verso la Regione, con gravi conseguenze per la Capitanata, la BAT e tutto il resto della Puglia. Così come ribadiamo il nostro sdegno per l’interruzione dei voli dall’Aeroporto “Gino Lisa”. Come CISL ribadiamo quanto abbiamo sostenuto in passato e nella manifestazione Unitaria CGIL-CISL-UIL del novembre 2011. E’ indispensabile non rassegnarsi a questa situazione, favorita da ripetute disattenzioni ed irresponsabili assenze, ma bisogna tenere accesa la speranza con tenacia ed unità d’intenti, nella battaglia in difesa del “Gino Lisa” e sollecitiamo ancora una volta la Regione Puglia ad assumersi le responsabilità, confermando il ruolo del “Gino Lisa” così come previsto nel suo programma “Puglia Corsara”. Responsabilità che è necessaria anche da parte di Aeroporti di Puglia affinché riconosca il ruolo dell’aeroporto di Foggia al di là dell’utilizzo al sistema finanziario ed energetico di altri scali. Al tempo stesso, è fondamentale un ruolo più incisivo delle associazioni economiche del territorio e delle Istituzioni locali, per costruire le sinergie necessarie con i territori vicini, come la BAT, Campobasso, Potenza, Avellino e Benevento, indispensabili per inserire lo scalo aeroportuale della Capitanata in un più vasto bacino d’utenza, tale da consentirgli quel salto di qualità necessario per assicurarne non solo la sopravvivenza, ma anche un pieno rilancio.
Allo stesso modo, possono trasformarsi in straordinarie leve strategiche per il rilancio del nostro territorio quei tre grandi progetti a favore dei quali come Cisl ci stiamo battendo da anni: la realizzazione dell’Alta Capacità Ferroviaria Lecce-Taranto-Bari-Foggia-Napoli, da realizzarsi senza la penalizzazione della Stazione FS di Foggia; l’apertura del secondo casello autostradale di Foggia, fortemente auspicata dalle imprese dell’area industriale di Foggia; ed il progetto del treno tram sulla dorsale Lucera - Foggia - Manfredonia. A proposito di questo, abbiamo sostenuto ed accolto come un nostro successo l’approvazione, arrivata in Gennaio, da parte della Regione Puglia, dell’accordo di programma fra Ministero dell’Infrastrutture e dei Trasporti, Regione Puglia e Rete Ferroviaria Italiana per il trasferimento alla Regione della linea ferroviaria da Foggia a Manfredonia, al fine di avviare la sperimentazione del progetto promosso dalle Ferrovie del Gargano.
Restando in tema di sviluppo riteniamo importante il via libera definitivo, da parte della Regione Puglia, al progetto di riconversione del gruppo SFIR. Un’importante battaglia del territorio che voglio fare un po’ nostra. Su cui abbiamo creduto e che ha visto impegnata molto la CISL di Puglia e in prima persona Giulio Colecchia. Come CISL siamo soddisfatti di questo risultato ed auspichiamo che si proceda rapidamente affinché possano concretizzarsi tutte le potenzialità previste. La Capitanata ha assoluto bisogno di segnali concreti come questo, non solo per recuperare la speranza di rilancio di questa terra, fortemente colpita dalla crisi, ma soprattutto per creare, in concreto, valide opportunità di sviluppo per le imprese e di occupazione per i sempre più numerosi giovani disoccupati. Un’attesa che il territorio ha dovuto vivere per cinque lunghi anni. “Ma va bene così”, come si suol dire “le cose desiderate a lungo hanno più valore”. Adesso concentriamo ogni sforzo sul conseguimento delle ricadute economiche ed occupazionali, di cui un territorio depresso ha fortemente bisogno. Dopo questa prima fase, quella successiva dovrà essere utilizzata nell’ottica della legalità del lavoro e della valorizzazione dei prodotti locali, di cui auspichiamo la massiccia presenza negli scaffali dei nuovi centri commerciali, così come proposto da noi e da alcune associazioni di produttori e di consumatori del territorio.
Senza dimenticare l’emergenza abitativa che richiede una forte attenzione e un forte impegno sui temi dell’abitare e del diritto alla casa. La povertà in cui è ridotta la fascia sociale interessata alle problematiche della casa ha provocato l’innalzamento del numero degli sfratti che nella nostra provincia ha fatto registrare un aumento tra i più alti nel territorio nazionale.
La maggior parte per morosità, spesso incolpevole, a causa anche dell’azzeramento del Fondo Sostegno Affitti. Per non parlare poi, delle difficoltà delle giovani coppie legate anche alle tipologie di lavoro sempre più precarie e alle difficoltà di accesso al credito.
Ragion per cui occorre accelerare le politiche per la casa e utilizzare tutte le risorse finanziarie disponibili a partire dai PIRP (Piani di Riqualificazione delle periferie) che in molti comuni sono chiusi nei cassetti.

TERRITORIO E RIORGANIZZAZIONE
Per una maggiore confederalità e territorialità
Care amiche e cari amici,
Volendo fare in breve, un bilancio sull’impegno politico e organizzativo di questi quattro anni, posso dire di essere abbastanza soddisfatto, malgrado le avversità e i tanti problemi che abbiamo nei territori e sui posti di lavoro. Lavoro che ha impegnato tutti i livelli dell’organizzazione e che ha raccolto il giusto consenso, così come dimostrano i dati associativi e i rinnovi delle RSU di questi anni nei settori dell’industria, del terziario, nella scuola, nel Pubblico Impiego ed in particolare nelle poste. Frutto di un contatto costante e diretto tra il gruppo dirigente e i lavoratori associati e simpatizzanti.
I dati associativi sono confortanti, il 2012 si è chiuso con 50.040 associati. Il trend degli ultimi 4 anni ci dimostra che abbiamo tenuto malgrado la situazione drammatica sotto l’aspetto sociale e occupazionale.
La Cisl di Foggia è arrivata a questa stagione congressuale in buona salute e a nome della segreteria uscente voglio ringraziare tutti voi: segretari ed operatori delle federazioni; responsabili e operatori dei servizi, degli Enti e delle associazioni; RSU, RSA, SAS. Ai tanti volontari, risorsa indispensabile, che giorno dopo giorno danno vita all’organizzazione. Un grazie: all’amica Anna Maria del coordinamento donne; agli amici Michele e Aldo dell’Adiconsum; a Diego e Anelia dell’Anolf; ad Angelo del Sicet; a Nicola dell’Etsi; alle amiche e amici delle Anteas; al direttore e operatori dell’INAS; al direttore, al presidente e agli operatori del CAF. Un benvenuto voglio rivolgerlo all’associazione STAR Italia per la sua adesione alla Felsa.
Ringrazio per il buon lavoro fatto e soprattutto per quello che continueremo a fare, sotto l’aspetto delle iniziative politiche e organizzative. Così come voglio ringraziare tutti coloro che lavorano sul territorio, USC e Leghe, che siete la risorsa indispensabile per la nostra organizzazione, sotto l’aspetto dell’azione sindacale e dei servizi. Quello che facciamo e realizziamo per potenziare la periferia, sappiamo che non è mai troppo. Posso solo dire che ce la mettiamo tutta, così come dimostrano le politiche organizzative e patrimoniali di questi ultimi quattro anni. Che non sono esaustive per tutti, ma è un lavoro in progress che stiamo facendo come Cisl e Categorie, che ringrazio per la disponibilità a presidiare il territorio e a mettere le risorse necessarie per il mantenimento delle sedi comunali, attraverso il 7% sul tesseramento, previsto dalla delibera regionale. A cui si aggiunge il contributo stabilito dall’accordo intercategoriale territoriale per le varie spese sostenute nei comuni ( spese telefoniche, internet, materiali di consumo, attrezzature e quant’altro), ed a quello sottoscritto tra UST-FAI-FILCA in collaborazione col Caf che ha avviato l’impiego di un operatore nel Territorio di Lucera con l’obiettivo di consolidare ed incrementare le attività di assistenza e tutela dei lavoratori di quella realtà. Tutti tasselli importanti in un ampio progetto di confederalità praticata e in un progetto politico e organizzativo che non può perdere di vista un territorio di 71 comuni. Di comuni/città importanti che per storia, cultura e dimensione territoriale arricchiscono la UST di Foggia. Macchina organizzativa che avrà sempre più necessità di una maggiore collaborazione e sinergia da parte di tutti, a partire dalla commissione organizzativa che dovrà muoversi in un ambito territoriale più ampio, più complesso ma anche più esaltante. E di una riorganizzazione della Cisl, che si muove nelle linee tracciate dalla Confederazione e dalla CISL di Puglia, discusse e deliberate negli organismi preposti. Determinate dai cambiamenti che stanno gravando fortemente sul sindacato e che, nel futuro, saranno sempre più penalizzati, a partire dalla riduzione delle libertà sindacali (distacchi e permessi) e dalla riduzione dei trasferimenti verso i CAF e i Patronati. Senza ovviamente, trascurare la situazione di crisi occupazionale e dell’allungamento dell’età pensionabile. Non voglio sicuramente creare allarmismi, ma essere realista, poiché la prospettiva per il futuro deve farci riflettere e soprattutto farci agire con molta attenzione ai bilanci e all’uso delle risorse economiche. In questo scenario la Confederazione ha deciso e avviato la fase di riorganizzazione che dovrà tenere insieme l’azione sindacale e le necessarie economie di gestione. Ragioni condivise dalle categorie nazionali che, con i conseguenti “patti federativi”, hanno avviato percorsi di unificazione che partiranno subito dopo la celebrazione dei congressi, per arrivare ad una riduzione delle categorie dalle attuali 19 a 7. Percorsi che riguardano il territorio a partire da quelli regionali, dove alcune, come la Puglia e la Basilicata sono chiamate ad unirsi per costituire una struttura interregionale (USI) che metterà insieme le UST della Puglia con quella della Basilicata (complessivamente ne saranno 5). Continuando nel processo di riorganizzazione, la CISL di Puglia, si è posta il problema di una presenza territoriale più bilanciata, diffusa e rappresentativa nella nostra regione. Per cui, esercitando quanto previsto dall’art. 35 dello statuto, ha deliberato una proposta che prevede la distribuzione del territorio pugliese in 4 UST e precisamente: Lecce, Taranto-Brindisi, Bari Area Metropolitana, e Foggia che comprenderà anche i comuni della BAT. Con questa riorganizzazione, viene fuori un quadro che risponde agli obiettivi e alle esigenze di presenza equilibrata dell’organizzazione sul territorio Pugliese, di sostenibilità finanziaria delle strutture e di legittimazione politica delle rappresentanze. Un progetto organizzativo, per dirla alla “BONANNI”, che guarda al convento, sapendo che i monaci non rischiano il lavoro, anzi lo continueranno a fare sotto la stessa bandiera, quella della CISL, ovunque.

CONCLUSIONI
Care amiche delegate, cari amici delegati, gentili ospiti, avviandomi a conclusione della relazione introduttiva di questo XVII congresso, voglio ancora salutare tutti i delegati e i gentili ospiti, per la presenza, l’attenzione e il contributo che darete ai lavori di questa due giorni. Ma permettetemi di ringraziare chi ha collaborato con me in questi anni, a partire dai collaboratori Fabio e Lorenzo, da Pierluigi per il suo prezioso e paziente contributo che da alla UST e a tutte le categorie come responsabile dell’ufficio stampa, alla presidenza del congresso e in fine, ma non per ultimi, Carla e Felice, compagni di viaggio di questi quattro anni difficili, intensi ma per certi versi esaltanti. Senza dimenticare il mio predecessore e attuale segretario Generale della Cisl di Puglia Giulio Colecchia per il buon lavoro politico-organizzativo, a volte ossessivo, che sta facendo a livello regionale insieme a tutta la Segreteria e per il prezioso contributo al territorio.
Consapevole di aver tralasciato qualcosa, che spero il dibattito possa riprendere, chiudo con una frase di Papa Benedetto XVI, che penso sia un messaggio ben collocato nel contesto economico, sociale e politico che stiamo vivendo:
“Siate anche voi simili alle lampade! Fate brillare la vostra luce nella nostra società, nella politica, nel mondo dell’economia, nel mondo della cultura e della ricerca. Anche se è solo un piccolo lume in mezzo a tanti fuochi fatui, esso tuttavia riceve la sua forza e il suo splendore dalla grande stella del mattino, il Cristo risorto, la cui luce brilla, vuole brillare attraverso noi, e non tramonterà mai”.
Con questo messaggio, che spero diventi tesoro di tutti, ringrazio tutti per l’attenzione e auguro un buon lavoro ai congressisti.







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